Il 10 luglio 2002 scompare Santo Panzarella, un ragazzo di 29 anni. Due giorni dopo viene ritrovata la sua auto, un’Alfa Romeo 164, carbonizzata nelle campagne di Francavilla Angitola (Vv). Lui scompare nel nulla. Il motivo di questa sparizione lo spiega sua madre, Angela Donato, intervistata più volte da “Chi l’ha visto” non per fare appelli al figlio affinchè tornasse a casa, o ad un presunto rapitore affinchè lo liberasse, no, Angela Donato ha fatto appelli per chiedere la restituzione del cadavere del figlio per seppellirlo e avere un posto dove andare a piangerlo. Sapeva che quando si scompare in Calabria si tratta quasi sempre di “lupara bianca”. La scomparsa di Santino Panzarella è la conseguenza della relazione che aveva intrapreso con una donna, la moglie del boss Rocco Anello. Ad accorgersi di questa relazione (il boss era all’oscuro di tutto, o almeno così si dice), il fratello del boss Tommaso Anello e due affiliati della cosca Anello, Vincenzo e Giuseppe Fruci (AMICI di Panzarella). Questi tre personaggi hanno attirato con una scusa Panzarella nella zona industriale e qui (secondo le dichiarazioni del pentito Michienzi, amico di Panzarella che ha assistito al suo omicidio) è stato sparato. I killer convinti di averlo ucciso, lo hanno messo nel portabagagli, ma Panzarella non era morto, racconta Michienzi “Appena il cofano si aprì vidi Santino con il volto dilaniato e sanguinante che tentava di alzarsi dicendo: “Aiuto, bastardo, mi ha sparato”. Io ero letteralmente agghiacciato. Giuseppe Fruci prese una pistola automatica da sotto la maglietta.. L’arma si era inceppata e cercò più volte di sbloccarla, e quindi chiamò suo fratello Vincenzo che con una manovra rese funzionante l’arma, quindi si avvicinò a Santino ed esplose un colpo alla fronte freddandolo. Io ero raccapricciato. Giuseppe Fruci ha detto più volte di chiudere il cofano, ma un ginocchio di Santino ne ostruiva la chiusura. Porto indelebile il ricordo di Giuseppe che più volte sbatteva il cofano della 164 alla gamba di Santino prima di riuscire a chiuderlo”.
Dopo anni è stata trovata una clavicola che appartiene a Santo Panzarella. Nell’ottobre del 2006 vennero arrestati i tre accusati del crudele omicidio. Prima di rendere pubbliche le motivazioni dell’uccisione di Panzarella, i magistrati convocarono la moglie del boss offrendole protezione ma lei rifiutò e tornò a casa dal marito. Ora la situazione è questa, due dei tre imputati, Tommaso Anello e Vincenzino Fruci, hanno chiesto il rito abbreviato (in caso di condanna avranno lo sconto di pena di un terzo), nell’aprile scorso il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Gerardo Dominijanni ha chiesto due ergastoli accusando gli imputati di omicidio pluriaggravato – dalla premeditazione e dalle modalità mafiose - di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, e concorso in distruzione di cadavere aggravata.
Volete sapere com’è finita tutta questa storia?
03/07/09
Sono stati assolti per non aver commesso il fatto Tommaso Anello, di 45 anni, e Vincenzino Fruci, di 33 anni, accusati dell'omicidio di Santo Panzarella, scomparso il 10 luglio 2002. La sentenza e' stata emessa dal Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Catanzaro, Abigail Mellace, dinanzi al quale si e' svolto il processo con rito abbreviato. Al termine della requisitoria il pm della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, aveva chiesto la condanna all'ergastolo per i due imputati. Alla lettura della sentenza un grido, quello di Angela Donato, la madre di Panzarella e un disperato "Mi farò giustizia da sola!"
Vergognosa Italia!
Quasi dimenticavo, un condannato c’è stato, chi?? Il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, condannato a 10 mesi e al pagamento di tutte le spese processuali.
p.s. chissà se il Governo manderà gli ispettori per chiarire questa situazione!!!
Libri:
L’osso di dio di Cristina Zagaria
Il corpo e il sangue d’Italia. Otto inchieste da un paese sconosciuto (una delle inchieste si intitola “Scandalo a Filadelfia” e parla delle numerose scomparse dette “lupara bianca”)
Il 16/03/09 è morto nell’ospedale di Bari Cristian Galati, il ragazzo di Filadelfia (Vv) bruciato vivo da tre bestie e trovato la mattina del 01/01/09 a Curinga (Cz), ancora vivo, agonizzante, con ustioni di terzo grado su tutto il corpo, con la testa fracassata. Dopo essere stato sequestrato, picchiato con un martello in testa, e bruciato vivo ha avuto ancora la forza di rimanere sveglio fino al suo ritrovamento e dire i nomi delle “persone” che lo avevano conciato in quel modo, dopo il nulla, prima il coma, poi la morte. Ora per i tre che sono in carcere l’accusa è di omicidio! Vi ricordo il post in cui ho parlato di Cristian e del fratello scomparso nel 2006, tutto iniziò da lì:
http://giulialamezia.splinder.com/tag/misteri+scomparse
per non dimenticare le bestie:





In ordine partendo da sinistra: Santino Accetta, 34 anni, Pietro Mazzotta, 20, Emanuele Caruso, 20.Sono loro i tre che hanno legato, picchiato e bruciato vivo Cristian Galati. Questi bei faccini si sono trasformati in una notte in orchi senza pietà. Con quale coraggio si può bruciare una persona? E soprattutto come si fa sapendo che questa è ancora viva? Forse è proprio quello il gusto, sapere che soffrirà fino alla fine? Ecco a cosa serve il reato di tortura, questa è tortura, ma non verrà punita, anzi, se Cristian Galati non dovesse morire (e speriamo che viva a lungo e si risvegli il più presto) questi tre verrebbero accusati solo di TENTATO OMICIDIO! Ti bruciano vivo e se ne vanno convinti che tanto morirai carbonizzato assaggiando le pene di Cristo e l'accusa è TENTATO OMICIDIO! Non è possibile!
E’ stato un capodanno intenso, pieno di eventi, soprattutto negativi…ovviamente. A parte i feriti che ci sono stati per i botti, ma tanto ci sono ogni anno, e non so come facciano a non capire la pericolosità di certe cose, sono successe altre cose nella notte del 31/12/08 che vi racconto brevemente:
Furgoni bruciati
Sono stati bruciati da ignoti 3 furgoni di una ditta specializzata nella distribuzione di giornali parcheggiati all’interno di un deposito nel quartiere di Sambiase. Ecco una foto presa dal sito www.lameziaoggi.it, il racket non siposa neanche durante le feste.
Caparezza a Lamezia
Lieto evento finalmente, Caparezza ha festeggiato il capodanno insieme ai lametini accorsi numerosi in Piazza per cantare e ballare le sue canzoni. Concerto energico e movimentato grazie anche al protagonista che ha reso partecipe il pubblico entusiasta. Ecco alcune foto prese dal sito www.lameziaoggi.it


Giovane bruciato vivo: il fratello scomparso 2 anni fa
La mattina del 01/01/09 è stato trovato a Curinga un ragazzo di 23 anni, Cristian Galati, legato e bruciato, ma vivo. Il ragazzo è stato subito trasportato all’ospedale di Lamezia Terme dove i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato su tutto il corpo ustioni di terzo grado, un trauma cranico, e numerose lesioni. Secondo una prima ricostruzione, Cristian disoccupato ed incensurato, sarebbe stato visto fino alle 2 passeggiare sul corso di Filadelfia, dopodichè sarebbe stato avvicinato da due persone,
malmenato e poi trasportato in auto in una vicina campagna, precisamente a Curinga e qui sarebbe stato legato e picchiato selvaggiamente, poi cosparso di benzina e dato alle fiamme. Una cosa atroce, la tortura… ho parlato proprio pochi giorni fa del fatto che in Italia non c’è una legge sulla tortura (vedi post del 17/12/08), cosa può aver fatto di tanto orribile da meritare questo trattamento? C’è di più, Cristian è il fratello di Valentino, il ragazzo scomparso il 27 dicembre 2006 e mai più ritrovato, vittima della lupara bianca… Infatti si pensa che o Cristian abbia scoperto qualcosa riguardo
la scomparsa del fratello o come ha detto il padre, qualcuno lo accusa di aver incendiato la propria auto e quindi lo ha ripagato con la “stessa” moneta, tu mi bruci l’auto e io brucio te, praticamente la stessa cosa!!!! Siamo davvero nel 2009? Non credo. Cristian nel frattempo è stato trasferito in eliambulanza al centro grandi ustionati di Bari. Le condizioni del giovane permangono gravi (ha la testa fracassata ed ustioni di terzo grado su tutto il corpo) anche se i sanitari non disperano di salvargli la vita. La foto del luogo del ritrovamento di Cristian è stata presa dal sito www.lameziaoggi.it e la foto del fratello Valentino presa dal sito www.chilhavisto.rai.it

polizia che è intervenuta immediatamente portandole in commissariato per interrogarle e cercare di capire dove siano state in questi giorni. La madre è stata avvertita immediatamente ed è partita da Lamezia con il suo avvocato per riabbracciare finalmente le figlie. Nel frattempo il padre delle ragazze è stato posto in stato di fermo ma non si conoscono ancora i motivi, anche se presuppongo che Valerie e Sophie abbiano detto che le abbia nascoste lui o la polizia è arrivata al punto da avere confermati quelli che prima erano solo dei sospetti. La mamma si dice felicissima ovviamente, è emozionata al pensiero di riabbracciare le figlie che non vede da luglio 2007 e spero si facciano chiarimenti su questa faccenda terribile. Si dice contenta anche perchè la polizia francese le ha confermato che le figlie stanno bene. Per ora si è risolto tutto per il meglio, vedremo come andrà a finire.
In Francia, a Reims sono scomparse due bambine di 11 e 13 anni, Sophie e Valerie di Lamezia Terme. Sembra si siano allontanate volontariamente dalla casa paterna in quanto il tribunale francese come quello italiano le ha affidate alla madre e a loro a quanto pare questa decisione non andava bene. Ma spieghiamo bene come si sono svolti i fatti. Katia Navigante, lametina di 37 anni, e Renaldo Gualtieri, sono i genitori, separati, di Sophie e Valerie. Una storia tormentata per tutti che però ha raggiunto il culmine da quando la Corte d´appello di Reims ha deciso che le ragazze vanno affidate alla madre. La decisione, che rispecchia quella fatta dai giudici italiani, ha fatto scattare qualcosa. Il padre che abita in Francia ed aveva le figlie in casa sostiene di aver trovato una lettera in cui c´era scritto che erano scappate per non essere rispedite a Lamezia dalla madre. Ma Katia Navigante non ci crede, anzi è convinta che le abbia nascoste il padre. Era il 17 luglio dell´anno scorso quando Katia Navigante ha visto le sue piccole l´ultima volta.
Il giorno prima c´era stata l´udienza dal giudice del tribunale lametino Cesare Trapuzzano che le aveva affidate alla mamma, concedendo al padre soltanto un´ora a settimana per vederle. Ma il papà quel giorno aveva chiesto all´ex moglie di poter trascorrere il suo compleanno con loro. La mamma ha chiesto alle figlie, e solo due hanno accettato di andare col padre. La terza, la più grande di 15 anni, ha detto di no mentre le altre due sono ripartite in macchina con Renaldo e sono arrivate in Francia senza che la mamma sapesse nulla. Era successo altre due volte. La madre ricorda che nel 2005, il marito aveva promesso che le figlie sarebbero rimaste con lui qualche giorno, ma passarono 11 mesi. «Ho tentato diverse volte di chiamarle, ma non me le faceva sentire al telefono». È tutta diversa la versione dell´ex marito. Secondo lui le figlie odiano la madre, e l´hanno scritto anche nella lettera lasciata a casa prima di scomparire. Le adolescenti chiamavano la madre solo con l´impersonale pronome «lei», e detestavano Lamezia e tutto quanto avevano lasciato in Calabria. Secondo la signora Katia invece quella lettera che le ha mostrato la polizia francese è stata scritta dalle figlie «ma sotto dettatura». Era lo scorso agosto quando la mamma ha sentito l´ultima volta la più piccola delle figlie. Undici anni appena. Seguita da uno psicologo come le sue sorelle. «M´ha chiamato lei», rammenta la madre, «ma parlava in tutta fretta, come se fosse controllata da qualcuno». In un´altra telefonata qualche giorno dopo c´era stato uno scambio di parole affettuosa con la sorella grande rimasta a casa a Lamezia. Era il suo compleanno il 24 agosto. Infine verso la fine di quello stesso mese mamma Katia ha trovato tre chiamate di seguito sul telefonino. Era una delle sue figlie lontane.
Ma aveva dimenticato il cellulare a casa e lei si trovava fuori, non ha potuto rispondere. «La cosa strana», osserva, «è che chiamava da una cabina telefonica pubblica. Ho fatto delle ricerche su internet ed ho rintracciato il numero chiamante». La signora appena saputo della scomparsa delle figlie è saltata su un aereo col suo compagno e l´amico di famiglia Rosario Messone per raggiungere Reims. «Mi volevo rendere conto di persona di cosa sta accadendo lì». Ma una cosa strana a parte il padre che le ha portate con sé per lunghi periodi più di una volta, c’è. Due ragazzine di 11 e 13 anni secondo voi è possibile che non si portino dietro i cellulari? Io penso che a quell’età la cosa più importante siano i telefonini (purtroppo) e a me il fatto che li abbiano lasciati a casa mi sembra strano.
Questa storia non mi è mai piaciuta, tre ragazzi che commettono un omicidio, per i media e i vari psicologi e psichiatri ospiti in tv un giorno sono troppo fatti e non sono capaci di ricordare o comunque di rendersi conto di quello che hanno fatto, il giorno dopo sono così lucidi e freddi da non lasciare la minima traccia. Insomma se sono strafatti non possono essere lucidi! Contraddizioni su contraddizioni. E ora magicamente spunta un supertestimone, wow
che colpo di scena! Sembra un film mal diretto! Il Testimone è un albanese, in cambio forse del permesso di soggiorno ha deciso di mentire, tanto che possono fargli? Nulla! Il suo racconto in effetti è strano, dice di aver visto i tre
indagati quella sera davanti casa di Amanda e Meredith, due dei quali (Raffaele e Amanda) accucciati per terra al centro della strada
, Amanda con un coltello che grida come una pazza minacciandolo, e nel frattempo dentro casa ci dovrebbe essere stata Meredith morta o quasi. Insomma mi sembra un bel racconto fantasioso. Il secondo verbale invece è arricchito di particolari, tipo la richiesta di Rudy di prestargli la macchina il giorno dopo per un trasloco e l'albanese non si è fidato. Inoltre l'indagato è sicuro di aver visto benissimo Raffaele, Amanda e Rudy nonostante fosse buio, piovesse e lui avesse anche paura in quel momento. Insomma per uno che ha paura è difficile guardare bene in faccia le persone che ti minacciano e ti sembrano strane!? Secondo me in questa storia c'è qualcosa di più, ma non si vuole o non si può dire.
Purtroppo non è Denise a quanto pare la bimba trovata in Grecia insieme ad una donna albanese di 30 anni. Appena sentita la notizia ho pensato che magari questa fosse la volta buona visto le numerose cose che combaciavano quali la cicatrice sotto l’occhio, il parlare in italiano, lingua che la donna con la quale era questa bambina non conosceva minimamente, il taglio degli occhi, il passato della donna denunciata per falsificazione di documenti…sembrava proprio che fossimo arrivati ad una svolta e invece niente di niente, non si sa neanche se tutte queste notizie sono vere o se siano costruzioni giornalistiche.
Ma la domanda che mi pongo spesso è “Dove vanno a finire le persone scomparse?” Noi ai tg ne sentiamo solo qualcuno, magari quando si tratta perlopiù di bambini, ma ne parlano poco, troppo poco, come se non interessasse a nessuno.
Ma sapete quanti scomparsi ci sono in Italia?
I dati forniti dall’Interpol parlano di 18.000 adulti scomparsi e 3.927 bambini di età compresa tra 0 e 13 anni e 7.867 ragazzi tra i 14 e 17 anni.
Nel 40 % dei casi le scomparse sono considerate misteriose, le persone, i corpi, non si trova niente, rimangono casi irrisolti.
E a questi si aggiungono i corpi senza nome, solo a Milano ne arrivano 50 all’anno in attesa di riconoscimento.
Nel 2007 si sono registrati 2.642 casi di sparizione con una media di sei al giorno, di cui quasi il 50% è composto da minori, per la maggior parte stranieri, in particolare rom, di un'età compresa tra gli 11 e i 14 anni e tra i 15 e i 17 anni. Per quanto riguarda i reati legati a sparizioni , nel 2007 ne sono stati riscontrati 30, di cui un numero compreso tra i 21 e i 28 riguarda bambini.
PERSONE SCOMPARSE NEL 2007: 2.642
MOTIVAZIONE DELLA SPARIZIONE:
allontanamento volontario 58,8%;
non note 31%;
possibili disturbi 8,9%;
vittime di reato 1,3%.
SCOMPARSI RITROVATI OGNI ANNO:50%
PERCENTUALE DI MINORI SCOMPARSI SUL TOTALE DELLE SPARIZIONI: 49%
NUMERO DI MINORI SCOMPARSI NEL 2007: 1.292
PROVENIENZA DEI MINORI SCOMPARSI: 22,3% italiani; 77,7% stranieri di cui il 30-40% sono rom
REGIONI CHE HANNO REGISTRATO IL MAGGIOR NUMERO DI SCOMPARSE NEL 2007:
Lazio (185 sparizioni);
Lombardia (161 sparizioni);
Friuli Venezia Giulia (96 sparizioni);
Campania (92 sparizioni)
L’unico archivio che abbiamo in Italia delle persone scomparse è in un programma televisivo, “Chi l’ha visto?”che li riunisce proprio tutti e nel sito internet http://www.chilhavisto.rai.it si possono trovare le schede personali degli scomparsi con foto, dati anagrafici, descrizione fisica e un riassunto relativo alla scomparsa.
Parte da questo programma l’appello di creare una banca dati con gli scomparsi e i corpi senza nome che ci sono nei vari obitori per effettuare controlli, paragoni, confronti di volta in volta. Un altro sito importante è quello del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense “Labanof” http://users.unimi.it/labanof che raccoglie i cadaveri senza nome mettendo a disposizione foto, oggetti personali ritrovati sul o accanto al cadavere, tatuaggi e piercing riscontrati sul corpo. Questo sito è da vedere solo se siete veramente forti di stomaco perché ci sono immagini impressionanti trattandosi di cadaveri.
Tutte queste persone scomparse come fanno a sparire nel nulla? Qualcosa deve pure essere trovato. Tante di queste persone saranno morte ma dove sono i lori corpi? Un po’ di tempo fa ho scritto di Gennaro Ventura scomparso da Lamezia terme il 16 dicembre 1996 e ritrovato il 26 aprile 2008, dopo 12 anni e chissà quanti altri corpi ci saranno nascosti in un vecchio casolare abbandonato o fra gli alberi in montagna o nei pilastri delle costruzioni pubbliche. Dico questo perché da noi si dice che in molti ponti tipo quello di Catanzaro o di Pizzo ci siano dei cadaveri buttati lì per non essere mai ritrovati.
Vi ricordate la piccola Denise scomparsa da Mazara del Vallo 4 anni fa? Beh sicuramente, in questi giorni si è anche parlato dello sciopero della fame iniziato dalla mamma, Piera Maggio, per sollecitare le indagini su sua figlia e per sollecitare il governo a fare una legge che protegga i minori. Stamattina però la signora Maggio ha terminato il suo sciopero.
Non tutti però sembrano aver apprezzato il gesto, anzi lo hanno quasi deriso come sul sito www.tgcom.mediaset.it dove c'è un articolo dal titolo "Protesta Lampo" e sotto "La madre di Denise ha già interrotto lo sciopero della fame" sembra proprio che il giornalista che l'ha scritto la stia prendendo in giro. Ma sanno cosa prova una madre quando perde una figlia? Quando non sa neanche che fine abbia fatto? Quando arrestano la presunta responsabile del rapimento e gli
danno la possibilità di non parlare per anni?
Ma veniamo all'articolo, all'interno anche se spiegano che lo sciopero è stato sospeso perchè il figlio di Piera Maggio le ha detto che avrebbe iniziato anche lui lo sciopero se la madre l'avesse continuato, hanno scritto la parola PROTESTA tra virgolette! Perchè?
Qual è il senso? Ma il giornalista non è che pensava di scrivere un articolo sulle solite "proteste" di Pannella? Allora si che le virgole erano ben accette, ma in questo caso proprio no, sono vergognose.
Posto alcune foto del luogo dove è stato ritrovato il corpo o meglio, lo scheletro di Gennaro Ventura insieme ad alcuni oggetti a lui appartenenti. Sono tratte dalla Gazzetta del Sud. Senza parole!!!
Queste sono le foto della Cisterna


Questo è il cellulare ritrovato

Questa è la fede e un bracciale

La borsa dove c'erano le macchine fotografiche

E’ lui. E’ Gennaro Ventura la persona trovata a Lamezia il 26 aprile 2008 in un casolare abbandonato all’interno di una vasca. Quello scheletro appartiene a lui.
Impronte dentarie, esami radiografici e qualunque tipo di elemento scientifico delle persone scomparse negli ultimi anni in città sono state usate per una comparazione con quelle ritrovate nel casolare di campagna al fine di verificarne la compatibilità, perché ovviamente non è l’unico ad essere sparito a Lamezia…
Sul teschio, come avevo già scritto il 29 aprile 2008 è stato riscontrato un foro causato da un colpo di pistola, quel proiettile è entrato nella sua testa sparato da chissà chi mentre lui lo guardava negli occhi, magari supplicandolo di lasciarlo andare, e invece no, non c’è mai fine alla ferocia degli uomini.
Nel fondo della vasca, insieme a resti umani, una fede nuziale con su inciso il nome di Manuela, la moglie di Ventura, due vecchie macchine fotografiche: una sei per sei, prodotta dalla Zenza Bronica e una Yaschica, una reflex 35 millimetri formato 24 x 36, una vecchia analogica e le chiavi di una Opel, la sua.
Probabilmente Ventura è morto per aver fatto il suo lavoro di uomo di Stato, di carabiniere che con la sua testimonianza ha fatto arrestare dei delinquenti, probabilmente, perché ancora non si è arrivati alla verità. Dopo 12 anni si hanno elementi ma non prove.
Sono vicina alla famiglia Ventura che dopo anni di appelli, di tormenti, di disperazione, di rabbia, di vuoto interiore, ora può mettersi, per quanto sia possibile, l’anima in pace, perché avere un figlio morto è orribile ma avere un figlio del quale non si sa nulla da 12 anni credo sia peggio. Si fanno ipotesi, si spera, ci si illude e nello stesso tempo ci si disillude e fa male, tanto male, non sapere che fine ha fatto quel figlio, quel marito, quel fratello, cos’è successo, se è morto, come è morto, dove è morto. E’ terribile.
Spero che ora ci sia una svolta nelle indagi anche se personalmente non ho fiducia nella giustizia perché non ho fiducia nello Stato. Se lo Stato è composto da uomini di m… che fanno leggi di m… ovviamente la giustizia non può essere diversa, sempre m…è! Questo è il mio punto di vista, forse dettato anche dalla rabbia, dalla sfiducia.

Il ritrovamento delle ossa sarebbe avvenuto per caso. Gennaro Ventura scomparve a soli 28 anni, era sposato e senza figli. Faceva il fotografo a Lamezia, era un ex carabiniere. Il padre di Gennaro è convinto che la sparizione del figlio sia riconducibile all'attività di carabiniere del giovane Gennaro a Tivoli.
Il fratello ha ricordato che, dopo l’incontro con un sedicente avvocato nel giugno del ’94, Gennaro Ventura apparve spaventato e pronunciò la frase: “sono riusciti a trovarmi”, forse riferendosi a qualche episodio avvenuto quando era carabiniere (si congedò nel 1992). Non si sa a quale vicenda in particolare possa essersi riferito, ma in quel periodo, quando era ancora in servizio a Tivoli, Ventura fu uno dei testimoni chiave in un procedimento penale che portò alla condanna di due uomini, uno di Torino e uno, incensurato, originario di Lamezia Terme. Il 15 luglio del 1991, Ventura si era recato a Roma con un commilitone per consegnare a un perito chimico del Tribunale un campione di stupefacenti sequestrato. I due carabinieri avevano incrociato sulle scale del palazzo un uomo vestito da poliziotto insieme a uno in borghese. Trovarono la porta dello studio aperta e il perito massacrato di botte, rapinato di un importante quantitativo di eroina e cocaina che aveva in consegna. Durante le indagini Ventura, il suo collega e il perito contribuirono a definire un identikit fotografico del finto poliziotto che portó ad incriminare due uomini. La loro testimonianza fu anche determinante per la condanna degli imputati.
Come mai non si è indagato meglio su questo trascorso?