Dopo tre mesi di agonia, è deceduto il piccolo Domenico che la serata del 25 giugno scorso è stato colpito mentre giocava a calcetto con gli amici da un fucile caricato a pallettoni. L’obiettivo dei killer era Gabriele Marrazzo, di 35 anni rimasto ucciso nell’agguato, ma alcuni frammenti di proiettili si sono conficcati nella piccola testa di Domenico che da allora è in coma. Era, perché il 21 settembre si è spenta per sempre la sua piccola vita. Ora vorrei capire una cosa, se uno di “mestiere” fa il killer, non deve sapere che il fucile a pallettoni non è una pistola che ha un proiettile e colpisce là dove tu la punti? Non lo sapeva questo assassino ignorante che era pericoloso per chiunque si trovasse nella direzione da lui presa? Mi viene da pensare che la ‘ndrangheta non segue più le sue famose leggi d’onore, perché non è la prima volta che viene toccato un bambino innocente, lo scorso anno uccisero il boss di Papanice Luca Megna, mentre aveva in braccio la figlia di 5 anni, rimasta gravemente ferita, nel 2007 per uccidere il boss Pirillo a Cirò marina, i killer fecero irruzione in un ristorante ferendo una bambina, la famosa strage di Natale del 2006 dove venne uccisa Maria Strangio e ferite altre quattro persone tra le quali un bambino. E le regole d’onore dove sono finite? Donne, bambini, ormai non contano più?
Pubblico un video di Telecosenza sul relitto trovato nei fondali di Cetraro (Cs)...la famosa "NAVE DEI VELENI"
Ieri l’ultima delle tante vittime, Giuseppe Francolino, un ragazzo di 26 anni di Tropea (Vv) è stato portato all’ ospedale di Vibo Valentia il 17 agosto con forti dolori all’addome e rimandato a casa con una cura di antidolorifici. Il 20 agosto i familiari non fidandosi delle cure dei medici di Vibo in quanto il ragazzo continuava ad accusare forti dolori, lo hanno portato all’ospedale di Lamezia Terme dove è stato operato per un’ appendicite acuta. Dopo una settimana il ragazzo è deceduto. Se si trattasse di un caso di malasanità (perché ancora non è certo che lo siano tutti) questo è solo l’ultimo di tanti, infatti solo nel mese di agosto sono morte sette persone tra le quali due bambine:
10 agosto Graziamaria Granata, una bambina di 8 anni, di Belvedere Marittimo, è deceduta nell'ospedale di Cetraro (Cosenza) dopo un ricovero per vomito e diarrea.
11 agosto, Paolo Fazio, un uomo di 65 anni, di Frascinero, è deceduto nell'ospedale di Trebisacce (Cosenza), ricoverato per stati febbrili.
14 agosto, Antonio Abruzzese, 50 anni, è deceduto ad Acri dopo essere stato ricoverato per un dolore alla gamba.
15 agosto, Chiara Gambettola, una donna incinta di 44 anni, è deceduta nella clinica privata Villa Elisa di Cinquefrondi dopo aver partorito il suo quarto figlio.
24 agosto, Sara Sarti, 5 anni, è stata rimandata a casa dopo essersi presentata all’ospedale di Locri accusando febbre e vomito, è deceduta.
25 agosto, Felice Antonio Caligiuri, 61 anni di Catanzaro Lido. Dopo tante ore di attesa nel pronto soccorso dell'ospedale di Catanzaro, con l'assegnazione prima di un codice bianco poi di quello verde, e' morto dopo avere accusato forti dolori al petto.
27 agosto, Giuseppe Francolino, 26 anni di Tropea, è morto all’ospedale di Lamezia Terme dopo un’operazione per un’appendicite acuta.
E’ lui l’amico-traditore.
Domenico Giampà, 28 anni, nipote del “professore”, boss di Lamezia, da anni in carcere. Fermato la sera del 05 agosto e accusato di aver partecipato insieme ai fratelli Aldo e Aurelio Notarianni, all’omicidio di Roberto Amendola avvenuto la sera del 13 novembre 2008. Domenico Giampà, secondo gli inquirenti, è la persona che ha contattato Roberto Amendola dandogli appuntamento per portarlo da chi doveva vendergli la pistola, consapevole del fatto che invece sarebbe stato ucciso. Giampà è stato identificato attraverso le intercettazioni telefoniche (la chiamata fatta ad Amendola) e il gps che era nella macchina della vittima e che si è fermata quella sera in via Murat, davanti all’abitazione di Giampà per poi raggiungere il luogo dell’imboscata. La certezza che la voce fosse quella di Giampa' e' arrivata oltre che dalle analisi tecniche, da due persone vicine a Giampa', che convocati da Carabinieri hanno riconosciuto con certezza la sua voce .
I carabinieri continuano a indagare, si presume infatti che nei prossimi giorni vengano fermate altre persone coinvolte nell’omicidio. E’ un grande risultato per la città di Lamezia Terme risolvere casi di omicidi di mafia, quasi sempre rimasti senza colpevoli. Ma negli ultimi anni, le cose sono cambiate, grazie ad una squadra di inquirenti e magistrati che lottano per sconfiggere la criminalità organizzata.
C’è stato un terzo arresto a Lamezia questa notte per l’omicidio di Roberto Amendola, si tratta di Domenico Giampà. Ancora non si conoscono i particolari del ruolo di Giampà nell’omicidio. Aggiornerò prima possibile, nel frattempo pubblico le foto di Aurelio e Aldo Notarianni, i due fratelli arrestati e accusati di essere gli esecutori materiali dll’omicidio di Roberto Amendola.

La conferenza stampa svoltasi ieri mattina ha chiarito la dinamica dell’omicidio di Roberto Amendola e dei successivi arresti. Vi riporto quindi com’è andata secondo la ricostruzione degli inquirenti la sera del 13 novembre 2008.
Qualcuno, presumibilmente un amico di Roberto Amendola, non ancora identificato e chiamato dagli inquirenti “il traditore”, lo ha portato quella sera stessa a casa di uno dei fratelli Notarianni, era tutto organizzato, era una trappola con i fiocchi e l’amico ha avuto il coraggio di chiamarlo sapendo che sarebbe andato dritto fino alla tomba. Nell’auto di Roberto Amendola c’erano delle
microspie e il cellulare era intercettato in quanto era ovviamente tenuto sotto controllo dagli inquirenti per le rapine fatte in passato. Roberto era in cerca di una pistola perché secondo gli inquirenti voleva farsi strada da solo, voleva diventare un boss (e già questa definizione mi sembra una grossa stronzata, non è che si diventa boss da un giorno all’altro o solo grazie ad una pistola) ma secondo gli amici che sono stati anch’essi
intercettati, questi è stato ucciso per niente, quindi non perché avesse dato fastidio a qualcuno cercando di diventare un boss.
Comunque quella sera viene contattato da un amico, (probabilmente era stato lui stesso a rivolgersi a questa persona per l’acquisto di una pistola) che gli dà un appuntamento per portarlo da chi doveva vendergliela e lo porta dai fratelli Notarianni.
Ricostruisco il dialogo tra l’amico traditore e la persona che gli inquirenti riconoscono in Aldo Notarianni.
Dalle microspie presenti in macchina di Roberto Amendola si sente questo “amico” che scende dall’auto:
Amico: Aspetta nta machina, ca mo viagnu (Aspetta in macchina che ora arrivo)
Si sente poi il suono di un citofono e la voce dell’amico: Ca è (E’ qui)
Aldo Notarianni: Duv’è duv’è (dov’è)
Amico: Là arriatu a vinella (Lì, dietro la viuzza)
Aldo Notarianni: Jamu (Andiamo)
Si sentono i passi avvicinarsi alla Lancia Y, il rumore di un caricatore e due spari. Così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.

Ma c’è di più, dopo la sua uccisione in modo così crudele ci sono i commenti degli assassini che chiacchierano come se niente fosse, subito dopo gli spari, con il cadavere ancora caldo uno dice agli altri «Va pija a machina. Viniti arriatu a mmia. Carmu, carmu, viniti arriatu. U pijai drittu 'nta testa. Jetta a pistola dintra. Mi vulissi cacciari u giubbinu, chi dici? Jamu, mintici fhuacu». (Vai a prendere la macchina. Venite dietro di me. Calmo, calmo, venite dietro. L’ho preso dritto in testa. Butta la pistola dentro. Mi vorrei togliere il giubbino, che dici? Dai, incendiala)

Per uccidere e carbonizzare una giovane vita gli assassini hanno provato le stesse emozioni che si provano bruciando sterpaglia.
Non hanno avuto neanche la pietà di far vedere il suo viso ai genitori per l’ultima volta.
Ecco, così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.
Aldo e Aurelio Notarianni, questi i nomi dei presunti assassini di Roberto Amendola, ucciso con due colpi di pistola alla nuca e bruciato nella sua auto il 13 novembre
Gli è stato riservato un trattamento da boss, bruciato come si fa con i peggiori traditori, ma ormai qui è diventata una moda bruciare dopo avere ucciso, è un ulteriore sfregio utile anche a cancellare le tracce. Ma questa volta ci sono 2 arrestati, due fratelli che sabato 01 agosto sono stati messi dietro le sbarre con l'accusa di omicidio in concorso premeditato ed aggravato dall'avere agito con crudelta'.
Aldo e Aurelio Notarianni, di 44 e 46 anni accusati di essere gli autori materiali dell’omicidio. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli, dopo la conferenza stampa che sta avendo luogo presso
Il 10 luglio 2002 scompare Santo Panzarella, un ragazzo di 29 anni. Due giorni dopo viene ritrovata la sua auto, un’Alfa Romeo 164, carbonizzata nelle campagne di Francavilla Angitola (Vv). Lui scompare nel nulla. Il motivo di questa sparizione lo spiega sua madre, Angela Donato, intervistata più volte da “Chi l’ha visto” non per fare appelli al figlio affinchè tornasse a casa, o ad un presunto rapitore affinchè lo liberasse, no, Angela Donato ha fatto appelli per chiedere la restituzione del cadavere del figlio per seppellirlo e avere un posto dove andare a piangerlo. Sapeva che quando si scompare in Calabria si tratta quasi sempre di “lupara bianca”. La scomparsa di Santino Panzarella è la conseguenza della relazione che aveva intrapreso con una donna, la moglie del boss Rocco Anello. Ad accorgersi di questa relazione (il boss era all’oscuro di tutto, o almeno così si dice), il fratello del boss Tommaso Anello e due affiliati della cosca Anello, Vincenzo e Giuseppe Fruci (AMICI di Panzarella). Questi tre personaggi hanno attirato con una scusa Panzarella nella zona industriale e qui (secondo le dichiarazioni del pentito Michienzi, amico di Panzarella che ha assistito al suo omicidio) è stato sparato. I killer convinti di averlo ucciso, lo hanno messo nel portabagagli, ma Panzarella non era morto, racconta Michienzi “Appena il cofano si aprì vidi Santino con il volto dilaniato e sanguinante che tentava di alzarsi dicendo: “Aiuto, bastardo, mi ha sparato”. Io ero letteralmente agghiacciato. Giuseppe Fruci prese una pistola automatica da sotto la maglietta.. L’arma si era inceppata e cercò più volte di sbloccarla, e quindi chiamò suo fratello Vincenzo che con una manovra rese funzionante l’arma, quindi si avvicinò a Santino ed esplose un colpo alla fronte freddandolo. Io ero raccapricciato. Giuseppe Fruci ha detto più volte di chiudere il cofano, ma un ginocchio di Santino ne ostruiva la chiusura. Porto indelebile il ricordo di Giuseppe che più volte sbatteva il cofano della 164 alla gamba di Santino prima di riuscire a chiuderlo”.
Dopo anni è stata trovata una clavicola che appartiene a Santo Panzarella. Nell’ottobre del 2006 vennero arrestati i tre accusati del crudele omicidio. Prima di rendere pubbliche le motivazioni dell’uccisione di Panzarella, i magistrati convocarono la moglie del boss offrendole protezione ma lei rifiutò e tornò a casa dal marito. Ora la situazione è questa, due dei tre imputati, Tommaso Anello e Vincenzino Fruci, hanno chiesto il rito abbreviato (in caso di condanna avranno lo sconto di pena di un terzo), nell’aprile scorso il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Gerardo Dominijanni ha chiesto due ergastoli accusando gli imputati di omicidio pluriaggravato – dalla premeditazione e dalle modalità mafiose - di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, e concorso in distruzione di cadavere aggravata.
Volete sapere com’è finita tutta questa storia?
03/07/09
Sono stati assolti per non aver commesso il fatto Tommaso Anello, di 45 anni, e Vincenzino Fruci, di 33 anni, accusati dell'omicidio di Santo Panzarella, scomparso il 10 luglio 2002. La sentenza e' stata emessa dal Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Catanzaro, Abigail Mellace, dinanzi al quale si e' svolto il processo con rito abbreviato. Al termine della requisitoria il pm della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, aveva chiesto la condanna all'ergastolo per i due imputati. Alla lettura della sentenza un grido, quello di Angela Donato, la madre di Panzarella e un disperato "Mi farò giustizia da sola!"
Vergognosa Italia!
Quasi dimenticavo, un condannato c’è stato, chi?? Il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, condannato a 10 mesi e al pagamento di tutte le spese processuali.
p.s. chissà se il Governo manderà gli ispettori per chiarire questa situazione!!!
Libri:
L’osso di dio di Cristina Zagaria
Il corpo e il sangue d’Italia. Otto inchieste da un paese sconosciuto (una delle inchieste si intitola “Scandalo a Filadelfia” e parla delle numerose scomparse dette “lupara bianca”)
Viva l'Italia!
Continuano le ricerche in Abruzzo, continua il montaggio di tende, continua la distribuzione di cibo, continuano a scorrere le lacrime, continua ad esserci la speranza di ritrovare vive persone care di cui non si hanno più notizie, e un miracolo è accaduto, dopo 24 ore dal terremoto è stata estratta viva dalle macerie una ragazza di 23 anni, ma sono ancora tanti i dispersi, i numeri fanno paura:
oltre 150 morti
circa 250 dispersi
circa 1.500 i feriti
circa 70.000 sfollati
Violentissimo terremoto in Abruzzo, magnitudo 6,7 della scala Richter, che è stato avvertito in tutto il centro Italia. Ci sono molte vittime, tra le quali anche bambini, e svariati dispersi, numerose le famiglie rimaste senza casa. I volontari sono già all'opera. Posto alcune foto.

Il 16/03/09 è morto nell’ospedale di Bari Cristian Galati, il ragazzo di Filadelfia (Vv) bruciato vivo da tre bestie e trovato la mattina del 01/01/09 a Curinga (Cz), ancora vivo, agonizzante, con ustioni di terzo grado su tutto il corpo, con la testa fracassata. Dopo essere stato sequestrato, picchiato con un martello in testa, e bruciato vivo ha avuto ancora la forza di rimanere sveglio fino al suo ritrovamento e dire i nomi delle “persone” che lo avevano conciato in quel modo, dopo il nulla, prima il coma, poi la morte. Ora per i tre che sono in carcere l’accusa è di omicidio! Vi ricordo il post in cui ho parlato di Cristian e del fratello scomparso nel 2006, tutto iniziò da lì:
http://giulialamezia.splinder.com/tag/misteri+scomparse
per non dimenticare le bestie:



E’ da tantissimo tempo che non scrivo sul blog, ho avuto un mucchio di lavoro da sbrigare e tanti problemi da risolvere quindi sono stata parecchio impegnata. Cercherò comunque di essere più presente e di postare più spesso, spero di riuscirci. Beh che dire delle ultime novità… il caso Englaro, dirò solo una cosa, sono felice che se ne sia andata Eluana e che abbia smesso di soffrire, era ora, dopo 17 anni!!! Fossi stata io il genitore l’avrei lasciata andare molto prima senza aspettare che un giudice mi desse il permesso. Credo che nessuno si possa permettere di decidere della vita degli altri e quella per me non era vita, né politica, né chiesa, né magistratura. L’uscita di Walter Veltroni dal Pd, altro che a testa alta, è uscito con una faccia da cane bastonato, forse si è reso conto che era più un alleato della destra che dell’opposizione. Inutile quindi sprecare parole, il Pd è stato un partito creato con degli ideali ma che non è servito a nulla visto che non si è opposto quasi a niente. Ecco perché ce l’hanno tutti con Di Pietro, perché forse è l’unico che sa cosa vuol dire la parola O-PPO-SI-ZIO-NE! Ora però il nuovo segretario Franceschini si scaglia contro Berlusconi affermando che va contro la Costituzione, che dire, buongiorno Franceschini, svegliati che la guerra è finita! Passiamo alle ronde, beh non dico che sono sbagliatissime (in assenza di altro!) ma credo che finanziare le forze di polizia fosse una mossa molto più intelligente, ma evidentemente conviene lasciarli senza benzina!!
Dopo tutto quello che sta accadendo in questi giorni, io mi chiedo come sia possibile una cosa del genere, mi domando come fa un Presidente del Consiglio a pronunciare la frase "Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze"!!!! Fuori luogo, offensivo fare delle battute su determinati argomenti, umiliante per le donne, straziante per le vittime. Possibile che nessuno prenda a calci quest'essere? Altro che il lancio delle scarpe contro Bush!!! Ma in che paese viviamo? Purtroppo c'è troppa poca serietà e regna l'ignoranza.
Viva l'Italia!


In ordine partendo da sinistra: Santino Accetta, 34 anni, Pietro Mazzotta, 20, Emanuele Caruso, 20.Sono loro i tre che hanno legato, picchiato e bruciato vivo Cristian Galati. Questi bei faccini si sono trasformati in una notte in orchi senza pietà. Con quale coraggio si può bruciare una persona? E soprattutto come si fa sapendo che questa è ancora viva? Forse è proprio quello il gusto, sapere che soffrirà fino alla fine? Ecco a cosa serve il reato di tortura, questa è tortura, ma non verrà punita, anzi, se Cristian Galati non dovesse morire (e speriamo che viva a lungo e si risvegli il più presto) questi tre verrebbero accusati solo di TENTATO OMICIDIO! Ti bruciano vivo e se ne vanno convinti che tanto morirai carbonizzato assaggiando le pene di Cristo e l'accusa è TENTATO OMICIDIO! Non è possibile!
E’ stato un capodanno intenso, pieno di eventi, soprattutto negativi…ovviamente. A parte i feriti che ci sono stati per i botti, ma tanto ci sono ogni anno, e non so come facciano a non capire la pericolosità di certe cose, sono successe altre cose nella notte del 31/12/08 che vi racconto brevemente:
Furgoni bruciati
Sono stati bruciati da ignoti 3 furgoni di una ditta specializzata nella distribuzione di giornali parcheggiati all’interno di un deposito nel quartiere di Sambiase. Ecco una foto presa dal sito www.lameziaoggi.it, il racket non siposa neanche durante le feste.
Caparezza a Lamezia
Lieto evento finalmente, Caparezza ha festeggiato il capodanno insieme ai lametini accorsi numerosi in Piazza per cantare e ballare le sue canzoni. Concerto energico e movimentato grazie anche al protagonista che ha reso partecipe il pubblico entusiasta. Ecco alcune foto prese dal sito www.lameziaoggi.it


Giovane bruciato vivo: il fratello scomparso 2 anni fa
La mattina del 01/01/09 è stato trovato a Curinga un ragazzo di 23 anni, Cristian Galati, legato e bruciato, ma vivo. Il ragazzo è stato subito trasportato all’ospedale di Lamezia Terme dove i medici del pronto soccorso gli hanno riscontrato su tutto il corpo ustioni di terzo grado, un trauma cranico, e numerose lesioni. Secondo una prima ricostruzione, Cristian disoccupato ed incensurato, sarebbe stato visto fino alle 2 passeggiare sul corso di Filadelfia, dopodichè sarebbe stato avvicinato da due persone,
malmenato e poi trasportato in auto in una vicina campagna, precisamente a Curinga e qui sarebbe stato legato e picchiato selvaggiamente, poi cosparso di benzina e dato alle fiamme. Una cosa atroce, la tortura… ho parlato proprio pochi giorni fa del fatto che in Italia non c’è una legge sulla tortura (vedi post del 17/12/08), cosa può aver fatto di tanto orribile da meritare questo trattamento? C’è di più, Cristian è il fratello di Valentino, il ragazzo scomparso il 27 dicembre 2006 e mai più ritrovato, vittima della lupara bianca… Infatti si pensa che o Cristian abbia scoperto qualcosa riguardo
la scomparsa del fratello o come ha detto il padre, qualcuno lo accusa di aver incendiato la propria auto e quindi lo ha ripagato con la “stessa” moneta, tu mi bruci l’auto e io brucio te, praticamente la stessa cosa!!!! Siamo davvero nel 2009? Non credo. Cristian nel frattempo è stato trasferito in eliambulanza al centro grandi ustionati di Bari. Le condizioni del giovane permangono gravi (ha la testa fracassata ed ustioni di terzo grado su tutto il corpo) anche se i sanitari non disperano di salvargli la vita. La foto del luogo del ritrovamento di Cristian è stata presa dal sito www.lameziaoggi.it e la foto del fratello Valentino presa dal sito www.chilhavisto.rai.it
Nel mese di agosto è venuto alla luce un caso di estrema violenza all’interno delle mura del carcere di Catania che oggi è ritornato alla ribalta per lo stesso caso “chiuso” tragicamente. Klaus Davi che conduce la trasmissione Klauscondicio su YouTube ha intervistato quest’estate l’avvocato Antonio Fiumefreddo, che ha raccontato un episodio accaduto circa due anni prima ad un suo assistito, un ragazzo di 20 anni che “a causa” dei suoi modi effeminati e della sua passione per le poesie che scriveva con amore e dedizione è stato violentato da otto detenuti anche loro in carcere per mafia riportando una lacerazione dell’ano tanto da richiedere 9 punti di sutura. Fu violentato perché secondo loro era omosessuale e per gli "uomini d'onore" un vero mafioso non può esserlo quindi l’anno punito. Perché sapete un vero uomo d’onore non può essere frocio ma può inculare come un frocio! (Chiedo scusa per la parola frocio, non è usata in maniera offensiva contro i gay ma contro i mafiosi). Ovviamente la condanna dell’arcigay fu durissima e anche quella di deputati e politici in genere, ma alla fine passato il momento di rabbia (vera o presunta che sia) i politici non hanno fatto nulla per salvare questo ragazzo che lunedì scorso nel carcere catanese Bicocca si è suicidato impiccandosi. E’ molto probabile che l’episodio raccontato dall’avvocato del ragazzo non sia stato isolato, e anche se lo fosse stato, questa persona è stata torturata e come sappiamo in Italia non c’è alcuna legge che punisce la tortura, in questo caso i detenuti potrebbero essere accusati solo di violenza sessuale. E’ un paese civile questo? E poi perché mettere un ragazzo dai modi effeminati insieme ad altri detenuti? E’ come mettere un gattino in un recinto di cani affamati. Questa è l’Italia, un paese spesso senza diritti dove ai gay non è riconosciuta neanche la dignità personale.
Viva l'Italia
Ieri sera intorno alle 18.30 in via Aldo Moro,
centralissima via di Lamezia Terme, in un punto Snai una persona è entrata a volto coperto e ha sparato con una pistola con silenziatore contro
Antonio Villella, pregiudicato di 32 anni intento a giocare una schedina. Ferito, è stato trasportato immediatamente all'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme.
Ancora non è chiaro se è stato solo un avvertimento o il killer doveva uccidere e non ha portato a compimento il suo compito, anche se quest'ultima ipotesi è molto azzardata, è difficile che i killer sbaglino o non portino a termine il loro "lavoro". Non si fermano quindi le sparatorie in pieno centro cittadino, anzi continuano a farle in strade sempre più trafficate e questa volta anche all'interno di un esercizio commerciale pubblico.
Le foto sono state prese dal sito www.lameziaoggi.it
Ieri ho letto per caso la storia di Emanuele Lo Bue, un bambino normale, bello, vivace, sano al quale il 10 aprile 2007 è cambiata la vita per una semplice operazione di appendicite. Portato dai genitori presso l'ospedale San Raffaele di Milano durante l’anestesia, è rimasto senza ossigeno per 15 minuti. Questo ovviamente ha creato problemi gravissimi al bambino che è rimasto in terapia intensiva per 2 mesi e ha subito l'asportazione dell’osso frontale perchè il cervello era cresciuto a dismisura. Viene dimesso in stato di coma neurovegetativo il 28/05/07 e ricoverato presso la clinica riabilitativa "La nostra famiglia" di Bosisio Parini (LC). Da allora viene nutrito artificialmente. Il 10 settembre è tornato al San Raffale per rimettere la teca frontale e attualmente è nuovamente ricoverato presso la clinica di Bosisio. Emanuele ha bisogno di cure per poter ritornare come era prima, un bambino sano. La salvezza di Emanuele si potrebbe trovare a Cleveland dove è sito uno degli ospedali più all'avanguardia degli Stati Uniti dove i medici sono riusciti a ottenere su altri pazienti in condizioni simili risultati miracolosi attraverso l'inserimento di speciali microchips nelle parti danneggiate del cervello. La mamma più volte ha dovuto fare lo sciopero della fame per avere un po’ d’attenzione, perché continuino a curare suo figlio.
Vi prego di visitare il sito http://salviamoemanuele.blogspot.com
AIUTIAMO EMANUELE!
Banca Popolare di Milano, filiale di Cologno Monzese ag.68 (MI)
Coordinate Bancarie "Salviamo Emanuele"
D 05584 32970
Conto Corrente n.500
codice IBAN: IT22 D 05584 32970 000000000500
Emanuele prima

Vi posto altre foto di Robertino e della sua Lancia Y blu:



