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Utente: giulialamezia
Una ragazza a volte solare e altre incazzata con il mondo intero. Odio le ingiustizie e la povertà d'animo e nel mio piccolo combatto per cambiare qualcosa.

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sabato, 08 agosto 2009

Ecco l'amico-traditore!

Domenico GiampàE’ lui l’amico-traditore.

Domenico Giampà, 28 anni, nipote del “professore”, boss di  Lamezia, da anni in carcere. Fermato la sera del 05 agosto e accusato di aver partecipato insieme ai fratelli Aldo e Aurelio Notarianni, all’omicidio di Roberto Amendola avvenuto la sera del 13 novembre 2008. Domenico Giampà, secondo gli inquirenti, è la persona che ha contattato Roberto Amendola dandogli appuntamento per portarlo da chi doveva vendergli la pistola, consapevole del fatto che invece sarebbe stato ucciso. Giampà è stato identificato attraverso le intercettazioni telefoniche (la chiamata fatta ad Amendola) e il gps che era nella macchina della vittima e che si è fermata quella sera in via Murat, davanti all’abitazione di Giampà per poi raggiungere il luogo dell’imboscata.  La certezza che la voce fosse quella di Giampa' e' arrivata oltre che dalle analisi tecniche, da due persone vicine a Giampa', che convocati da Carabinieri hanno riconosciuto con certezza la sua voce . 2I carabinieri continuano a indagare, si presume infatti che nei prossimi giorni vengano fermate altre persone coinvolte nell’omicidio. E’ un grande risultato per la città di Lamezia Terme risolvere casi di omicidi di mafia, quasi sempre rimasti senza colpevoli. Ma negli ultimi anni, le cose sono cambiate, grazie ad una squadra di inquirenti e magistrati che lottano per sconfiggere la criminalità organizzata.

postato da: giulialamezia alle ore 08/08/2009 11:00 | link | commenti (1)
categorie: cronaca, carcere, lamezia terme, omicidi a lamezia, sparatoria a lamezia
giovedì, 06 agosto 2009

Terzo arresto per omicidio Amendola

C’è stato un terzo arresto a Lamezia questa notte per l’omicidio di Roberto Amendola, si tratta di Domenico Giampà. Ancora non si conoscono i particolari del ruolo di Giampà nell’omicidio. Aggiornerò prima possibile, nel frattempo pubblico le foto di Aurelio e Aldo Notarianni, i due fratelli arrestati e accusati di essere gli esecutori materiali dll’omicidio di Roberto Amendola.

Aurelio Notarianni Aldo Notarianni

postato da: giulialamezia alle ore 06/08/2009 10:26 | link | commenti
categorie: cronaca, carcere, lamezia terme, omicidi a lamezia, sparatoria a lamezia
martedì, 04 agosto 2009

Dettagli omicidio Roberto Amendola

La conferenza stampa svoltasi ieri mattina ha chiarito la dinamica dell’omicidio di Roberto Amendola e dei successivi arresti. Vi riporto quindi com’è andata secondo la ricostruzione degli inquirenti la sera del 13 novembre 2008.                                                                                            

Qualcuno, presumibilmente un amico di Roberto Amendola, non ancora identificato e chiamato dagli inquirenti “il traditore”, lo ha portato quella sera stessa a casa di uno dei fratelli Notarianni, era tutto organizzato, era una trappola con i fiocchi e l’amico ha avuto il coraggio di chiamarlo sapendo che sarebbe andato dritto fino alla tomba. Nell’auto di Roberto Amendola c’erano delle 4microspie e il cellulare era intercettato in quanto era ovviamente tenuto sotto controllo dagli inquirenti per le rapine fatte in passato. Roberto era in cerca di una pistola perché secondo gli inquirenti voleva farsi strada da solo, voleva diventare un boss (e già questa definizione mi sembra una grossa stronzata, non è che si diventa boss da un giorno all’altro o solo grazie ad una pistola) ma secondo gli amici che sono stati anch’essi2 intercettati, questi è stato ucciso per niente, quindi non perché avesse dato fastidio a qualcuno cercando di diventare un boss.

Comunque quella sera viene contattato da un amico, (probabilmente era stato lui stesso a rivolgersi a questa persona per l’acquisto di una pistola) che gli dà un appuntamento per  portarlo da chi doveva vendergliela e lo porta dai fratelli Notarianni.

Ricostruisco il dialogo tra l’amico traditore e la persona che gli inquirenti riconoscono in Aldo Notarianni.

Dalle microspie presenti in macchina di Roberto Amendola si sente questo “amico” che scende dall’auto:

Amico: Aspetta nta machina, ca mo viagnu (Aspetta in macchina che ora arrivo)

Si sente poi il suono di un citofono e la voce dell’amico: Ca è (E’ qui)

Aldo Notarianni: Duv’è duv’è (dov’è)

Amico: Là arriatu a vinella (Lì, dietro la viuzza)

Aldo Notarianni: Jamu (Andiamo)

 

Si sentono i passi avvicinarsi alla Lancia Y, il rumore di un caricatore e due spari. Così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.

1

Ma c’è di più, dopo la  sua uccisione in modo così crudele ci sono i commenti degli assassini che chiacchierano come se niente fosse, subito dopo gli spari, con il cadavere ancora caldo uno dice agli altri «Va pija a machina. Viniti arriatu a mmia. Carmu, carmu, viniti arriatu. U pijai drittu 'nta testa. Jetta a pistola dintra. Mi vulissi cacciari u giubbinu, chi dici? Jamu, mintici fhuacu».  (Vai a prendere la macchina. Venite dietro di me. Calmo, calmo, venite dietro. L’ho preso dritto in testa. Butta la pistola dentro. Mi vorrei togliere il giubbino, che dici? Dai, incendiala)
3

Per uccidere e carbonizzare una giovane vita gli assassini hanno provato le stesse emozioni che si provano bruciando sterpaglia.

 

Non hanno avuto neanche la pietà di far vedere il suo viso ai genitori per l’ultima volta.

Ecco, così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.

postato da: giulialamezia alle ore 04/08/2009 18:29 | link | commenti
categorie: cronaca, carcere, lamezia terme, omicidi a lamezia, sparatoria a lamezia
lunedì, 03 agosto 2009

Arrestati i presunti assassini di Roberto Amendola

Aldo e Aurelio Notarianni, questi i nomi dei presunti assassini di Roberto Amendola, ucciso con due colpi di pistola alla nuca e bruciato nella sua auto il 13 novembre 2008, a 24 anni. 3Gli è stato riservato un trattamento da boss, bruciato come si fa con i peggiori traditori, ma ormai qui è diventata una moda bruciare dopo avere ucciso, è un ulteriore sfregio utile anche a cancellare le tracce. Ma questa volta ci sono 2 arrestati, due fratelli che sabato 01 agosto sono stati messi dietro le sbarre con l'accusa di omicidio in concorso premeditato ed aggravato dall'avere agito con crudelta'. 1Aldo e Aurelio Notarianni, di 44 e 46 anni accusati di essere gli autori materiali dell’omicidio. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli, dopo la conferenza stampa che sta avendo luogo presso la Procura della Repubblica di Lamezia Terme questa mattina, aggiornerò l’articolo.

postato da: giulialamezia alle ore 03/08/2009 10:35 | link | commenti (2)
categorie: cronaca, carcere, lamezia terme, omicidi a lamezia, sparatoria a lamezia
sabato, 04 luglio 2009

La storia di Santo Panzarella e la giustizia italiana

Il 10 luglio 2002 scompare Santo Panzarella, un ragazzo di 29 anni. Due giorni dopo viene ritrovata la sua auto, un’Alfa Romeo 164, carbonizzata nelle campagne di Francavilla Angitola (Vv). Lui scompare nel nulla. Il motivo di questa sparizione lo spiega sua madre, Angela Donato, intervistata più volte da “Chi l’ha visto” non per fare appelli al figlio affinchè tornasse a casa, o ad un presunto rapitore affinchè lo liberasse, no, Angela Donato ha fatto appelli per chiedere la restituzione del cadavere del figlio per seppellirlo e avere un posto dove andare a piangerlo. Sapeva che quando si scompare in Calabria si tratta quasi sempre di “lupara bianca”. La scomparsa di Santino Panzarella è la conseguenza della relazione che aveva intrapreso con una donna, la moglie del boss Rocco Anello. Ad accorgersi di questa relazione (il boss era all’oscuro di tutto, o almeno così si dice), il fratello del boss Tommaso Anello e due affiliati della cosca Anello, Vincenzo e Giuseppe Fruci (AMICI di Panzarella). Questi tre personaggi hanno attirato con una scusa Panzarella nella zona industriale e qui (secondo le dichiarazioni del pentito Michienzi, amico di Panzarella che ha assistito al suo omicidio) è stato sparato. I killer convinti di averlo ucciso, lo hanno messo nel portabagagli, ma Panzarella non era morto, racconta Michienzi “Appena il cofano si aprì vidi Santino con il volto dilaniato e sanguinante che tentava di alzarsi dicendo: “Aiuto, bastardo, mi ha sparato”. Io ero letteralmente agghiacciato. Giuseppe Fruci prese una pistola automatica da sotto la maglietta.. L’arma si era inceppata e cercò più volte di sbloccarla, e quindi chiamò suo fratello Vincenzo che con una manovra rese funzionante l’arma, quindi si avvicinò a  Santino ed esplose un colpo alla fronte freddandolo. Io ero raccapricciato. Giuseppe Fruci ha detto più volte di chiudere il cofano, ma un ginocchio di Santino ne ostruiva la chiusura. Porto indelebile il ricordo di Giuseppe che più volte sbatteva il cofano della 164 alla gamba di Santino prima di riuscire a chiuderlo”.

Dopo anni è stata trovata una clavicola che appartiene a Santo Panzarella. Nell’ottobre del 2006 vennero arrestati i tre accusati del crudele omicidio. Prima di rendere pubbliche le motivazioni dell’uccisione di Panzarella, i magistrati convocarono la moglie del boss offrendole protezione ma lei rifiutò e tornò a casa dal marito. Ora la situazione è questa, due dei tre imputati, Tommaso Anello e Vincenzino Fruci, hanno chiesto il rito abbreviato (in caso di condanna avranno lo sconto di pena di un terzo), nell’aprile scorso il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Gerardo Dominijanni ha chiesto due ergastoli accusando gli imputati di omicidio pluriaggravato – dalla premeditazione e dalle modalità mafiose - di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, e concorso in distruzione di cadavere aggravata.

Volete sapere com’è finita tutta questa storia?

 

03/07/09

Sono stati assolti per non aver commesso il fatto Tommaso Anello, di 45 anni, e Vincenzino Fruci, di 33 anni, accusati dell'omicidio di Santo Panzarella, scomparso il 10 luglio 2002. La sentenza e' stata emessa dal Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Catanzaro, Abigail Mellace, dinanzi al quale si e' svolto il processo con rito abbreviato. Al termine della requisitoria il pm della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, aveva chiesto la condanna all'ergastolo per i due imputati. Alla lettura della sentenza un grido, quello di Angela Donato, la madre di Panzarella e un disperato "Mi farò giustizia da sola!"

 

Vergognosa Italia!

 

Quasi dimenticavo, un condannato c’è stato, chi?? Il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, condannato a 10 mesi e al pagamento di tutte le spese processuali.

 

p.s. chissà se il Governo manderà gli ispettori per chiarire questa situazione!!!

 

Libri:

L’osso di dio di Cristina Zagaria

La Santa – Viaggio nella ‘ndrangheta sconosciuta di Oliva Ruben H. e Fierro Enrico (libro e dvd)

Il corpo e il sangue d’Italia. Otto inchieste da un paese sconosciuto (una delle inchieste si intitola “Scandalo a Filadelfia” e parla delle numerose scomparse dette “lupara bianca”)

postato da: giulialamezia alle ore 04/07/2009 12:24 | link | commenti (1)
categorie: cronaca, carcere, lamezia terme, misteri scomparse, omicidi a lamezia
mercoledì, 17 dicembre 2008

Ragazzo violentato in carcere, si suicida

Nel mese di agosto è venuto alla luce un caso di estrema violenza all’interno delle mura del carcere di Catania che oggi è ritornato alla ribalta per lo stesso caso “chiuso” tragicamente. Klaus Davi che conduce la trasmissione Klauscondicio su YouTube ha intervistato quest’estate l’avvocato Antonio Fiumefreddo, che ha raccontato un episodio accaduto circa due anni prima ad un suo assistito, un ragazzo di 20 anni che “a causa” dei suoi modi effeminati e della sua passione per le poesie che scriveva con amore e dedizione è stato violentato da otto detenuti anche loro in carcere per mafia riportando una lacerazione dell’ano tanto da richiedere 9 punti di sutura. Fu violentato perché secondo loro era omosessuale e per gli "uomini d'onore" un vero mafioso non può esserlo quindi l’anno punito. Perché sapete un vero uomo d’onore non può essere frocio ma può inculare come un frocio! (Chiedo scusa per la parola frocio, non è usata in maniera offensiva contro i gay ma contro i mafiosi). Ovviamente la condanna dell’arcigay fu durissima e anche quella di deputati e politici in genere, ma alla fine passato il momento di rabbia (vera o presunta che sia) i politici non hanno fatto nulla per salvare questo ragazzo che lunedì scorso nel carcere catanese Bicocca si è suicidato impiccandosi. E’ molto probabile che l’episodio raccontato dall’avvocato del ragazzo non sia stato isolato, e anche se lo fosse stato, questa persona è stata torturata e come sappiamo in Italia non c’è alcuna legge che punisce la tortura, in questo caso i detenuti potrebbero essere accusati solo di violenza sessuale. E’ un paese civile questo? E poi perché mettere un ragazzo dai modi effeminati insieme ad altri detenuti? E’ come mettere un gattino in un recinto di cani affamati. Questa è l’Italia, un paese spesso senza diritti dove ai gay non è riconosciuta neanche la dignità personale.

Viva l'Italia

postato da: giulialamezia alle ore 17/12/2008 12:54 | link | commenti
categorie: cronaca, carcere, violenze