Ieri l’ultima delle tante vittime, Giuseppe Francolino, un ragazzo di 26 anni di Tropea (Vv) è stato portato all’ ospedale di Vibo Valentia il 17 agosto con forti dolori all’addome e rimandato a casa con una cura di antidolorifici. Il 20 agosto i familiari non fidandosi delle cure dei medici di Vibo in quanto il ragazzo continuava ad accusare forti dolori, lo hanno portato all’ospedale di Lamezia Terme dove è stato operato per un’ appendicite acuta. Dopo una settimana il ragazzo è deceduto. Se si trattasse di un caso di malasanità (perché ancora non è certo che lo siano tutti) questo è solo l’ultimo di tanti, infatti solo nel mese di agosto sono morte sette persone tra le quali due bambine:
10 agosto Graziamaria Granata, una bambina di 8 anni, di Belvedere Marittimo, è deceduta nell'ospedale di Cetraro (Cosenza) dopo un ricovero per vomito e diarrea.
11 agosto, Paolo Fazio, un uomo di 65 anni, di Frascinero, è deceduto nell'ospedale di Trebisacce (Cosenza), ricoverato per stati febbrili.
14 agosto, Antonio Abruzzese, 50 anni, è deceduto ad Acri dopo essere stato ricoverato per un dolore alla gamba.
15 agosto, Chiara Gambettola, una donna incinta di 44 anni, è deceduta nella clinica privata Villa Elisa di Cinquefrondi dopo aver partorito il suo quarto figlio.
24 agosto, Sara Sarti, 5 anni, è stata rimandata a casa dopo essersi presentata all’ospedale di Locri accusando febbre e vomito, è deceduta.
25 agosto, Felice Antonio Caligiuri, 61 anni di Catanzaro Lido. Dopo tante ore di attesa nel pronto soccorso dell'ospedale di Catanzaro, con l'assegnazione prima di un codice bianco poi di quello verde, e' morto dopo avere accusato forti dolori al petto.
27 agosto, Giuseppe Francolino, 26 anni di Tropea, è morto all’ospedale di Lamezia Terme dopo un’operazione per un’appendicite acuta.
E’ lui l’amico-traditore.
Domenico Giampà, 28 anni, nipote del “professore”, boss di Lamezia, da anni in carcere. Fermato la sera del 05 agosto e accusato di aver partecipato insieme ai fratelli Aldo e Aurelio Notarianni, all’omicidio di Roberto Amendola avvenuto la sera del 13 novembre 2008. Domenico Giampà, secondo gli inquirenti, è la persona che ha contattato Roberto Amendola dandogli appuntamento per portarlo da chi doveva vendergli la pistola, consapevole del fatto che invece sarebbe stato ucciso. Giampà è stato identificato attraverso le intercettazioni telefoniche (la chiamata fatta ad Amendola) e il gps che era nella macchina della vittima e che si è fermata quella sera in via Murat, davanti all’abitazione di Giampà per poi raggiungere il luogo dell’imboscata. La certezza che la voce fosse quella di Giampa' e' arrivata oltre che dalle analisi tecniche, da due persone vicine a Giampa', che convocati da Carabinieri hanno riconosciuto con certezza la sua voce .
I carabinieri continuano a indagare, si presume infatti che nei prossimi giorni vengano fermate altre persone coinvolte nell’omicidio. E’ un grande risultato per la città di Lamezia Terme risolvere casi di omicidi di mafia, quasi sempre rimasti senza colpevoli. Ma negli ultimi anni, le cose sono cambiate, grazie ad una squadra di inquirenti e magistrati che lottano per sconfiggere la criminalità organizzata.
C’è stato un terzo arresto a Lamezia questa notte per l’omicidio di Roberto Amendola, si tratta di Domenico Giampà. Ancora non si conoscono i particolari del ruolo di Giampà nell’omicidio. Aggiornerò prima possibile, nel frattempo pubblico le foto di Aurelio e Aldo Notarianni, i due fratelli arrestati e accusati di essere gli esecutori materiali dll’omicidio di Roberto Amendola.

La conferenza stampa svoltasi ieri mattina ha chiarito la dinamica dell’omicidio di Roberto Amendola e dei successivi arresti. Vi riporto quindi com’è andata secondo la ricostruzione degli inquirenti la sera del 13 novembre 2008.
Qualcuno, presumibilmente un amico di Roberto Amendola, non ancora identificato e chiamato dagli inquirenti “il traditore”, lo ha portato quella sera stessa a casa di uno dei fratelli Notarianni, era tutto organizzato, era una trappola con i fiocchi e l’amico ha avuto il coraggio di chiamarlo sapendo che sarebbe andato dritto fino alla tomba. Nell’auto di Roberto Amendola c’erano delle
microspie e il cellulare era intercettato in quanto era ovviamente tenuto sotto controllo dagli inquirenti per le rapine fatte in passato. Roberto era in cerca di una pistola perché secondo gli inquirenti voleva farsi strada da solo, voleva diventare un boss (e già questa definizione mi sembra una grossa stronzata, non è che si diventa boss da un giorno all’altro o solo grazie ad una pistola) ma secondo gli amici che sono stati anch’essi
intercettati, questi è stato ucciso per niente, quindi non perché avesse dato fastidio a qualcuno cercando di diventare un boss.
Comunque quella sera viene contattato da un amico, (probabilmente era stato lui stesso a rivolgersi a questa persona per l’acquisto di una pistola) che gli dà un appuntamento per portarlo da chi doveva vendergliela e lo porta dai fratelli Notarianni.
Ricostruisco il dialogo tra l’amico traditore e la persona che gli inquirenti riconoscono in Aldo Notarianni.
Dalle microspie presenti in macchina di Roberto Amendola si sente questo “amico” che scende dall’auto:
Amico: Aspetta nta machina, ca mo viagnu (Aspetta in macchina che ora arrivo)
Si sente poi il suono di un citofono e la voce dell’amico: Ca è (E’ qui)
Aldo Notarianni: Duv’è duv’è (dov’è)
Amico: Là arriatu a vinella (Lì, dietro la viuzza)
Aldo Notarianni: Jamu (Andiamo)
Si sentono i passi avvicinarsi alla Lancia Y, il rumore di un caricatore e due spari. Così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.

Ma c’è di più, dopo la sua uccisione in modo così crudele ci sono i commenti degli assassini che chiacchierano come se niente fosse, subito dopo gli spari, con il cadavere ancora caldo uno dice agli altri «Va pija a machina. Viniti arriatu a mmia. Carmu, carmu, viniti arriatu. U pijai drittu 'nta testa. Jetta a pistola dintra. Mi vulissi cacciari u giubbinu, chi dici? Jamu, mintici fhuacu». (Vai a prendere la macchina. Venite dietro di me. Calmo, calmo, venite dietro. L’ho preso dritto in testa. Butta la pistola dentro. Mi vorrei togliere il giubbino, che dici? Dai, incendiala)

Per uccidere e carbonizzare una giovane vita gli assassini hanno provato le stesse emozioni che si provano bruciando sterpaglia.
Non hanno avuto neanche la pietà di far vedere il suo viso ai genitori per l’ultima volta.
Ecco, così muore un ragazzo di 24 anni a Lamezia.
Aldo e Aurelio Notarianni, questi i nomi dei presunti assassini di Roberto Amendola, ucciso con due colpi di pistola alla nuca e bruciato nella sua auto il 13 novembre
Gli è stato riservato un trattamento da boss, bruciato come si fa con i peggiori traditori, ma ormai qui è diventata una moda bruciare dopo avere ucciso, è un ulteriore sfregio utile anche a cancellare le tracce. Ma questa volta ci sono 2 arrestati, due fratelli che sabato 01 agosto sono stati messi dietro le sbarre con l'accusa di omicidio in concorso premeditato ed aggravato dall'avere agito con crudelta'.
Aldo e Aurelio Notarianni, di 44 e 46 anni accusati di essere gli autori materiali dell’omicidio. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli, dopo la conferenza stampa che sta avendo luogo presso